Triennio 2002 - 2005


N O T I Z I E   K N O S TRIENNIO 2002 - 2005

Comunicato UNGDC - Riforma previdenziale

Pubblichiamo l'ultimo elaborato redatto dall'Unione Nazionale con la collaborazione della Commissione assembleare Problematiche Previdenziali.

A seguito dell'incontro avvenuto Sabato 4 ottobre tra i vertici della Cassa di Assistenza e Previdenza dei Dottori Commercialisti ed una delegazione di rappresentanti dell'Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti, riteniamo opportuno formalizzare alcune proposte di revisione dell'attuale progetto di riforma, inviato ai delegati Cassa, a mezzo posta elettronica il giorno 2 ottobre u.s..
l'UNGDC ribadisce, ancora una volta, come la riforma debba essere ispirata a 3 principi cardine: Sostenibilità, Solidarietà ed Equità.
Il progetto presentato, pur con qualche inevitabile incertezza sulle dinamiche economiche e demografiche future, sembra essere sostenibile. Per questo la nostra proposta non vuole stravolgere l'impianto portante del progetto, tuttavia, riteniamo che due dei principi cardine, Solidarietà ed Equità, non siano ancora pienamente conseguiti.
L'UNGDC ha da sempre affermato la necessità che la Solidarietà sia intergenerazionale e bidirezionale.
Soltanto se i costi ed i benefici del sistema retributivo sono ripartiti in modo equo tra le generazioni, si può parlare di Solidarietà. Ovviamente il raggiungimento dell'obiettivo della solidarietà contribuisce a perseguire anche l'Equità.
Nel mese di ottobre 2000, la Cassa di Previdenza consegnò una tabella/prospetto in cui era esposto l'onere complessivo per la cristallizzazione delle attese pensionistiche "maturande" con il sistema retributivo.
La tabella operava un confronto per classi omogenee d'età.
Da questa si evince chiaramente che l'onere complessivo (stimato allora in oltre 5000 miliardi di Lire) era ascrivibile per oltre il 53% alle categorie con oltre 25 anni di attività. Inoltre la ripartizione demografica delle classi mostrava che i colleghi che nel 1999 (anno di riferimento) avevano meno di 25 anni d'anzianità rappresentavano oltre il 90% dell'intera popolazione dei dottori commercialisti. In sintesi si può affermare che ben più della metà del debito per cristallizzazione è da ascrivere al solo 10% degli appartenenti alla categoria.
E' appena il caso di ricordare che dalla data di stesura di tale tabella ad oggi alcuni di questi colleghi sono andati in pensione e gli altri lo saranno comunque prossimamente.
Una riforma equa e solidale non può, pertanto, prescindere da questa considerazione.
Per questo chiediamo che gli oneri derivanti dalle inefficienze del sistema retributivo siano ridistribuite tra le generazioni, tenendo conto anche dei privilegi che scaturiscono da tale sistema.
Il tentativo del Consiglio di Amministrazione di ripartire tra le varie coorti i sacrifici imposti dalla riforma, purtroppo non corrisponde alle nostre attese, poiché sembra emergere una categoria di colleghi intermedia che deve sopportare per intero il peso del vecchio sistema retributivo (destinando flussi finanziari per il pagamento di pensioni "pesanti") e vedrà il proprio futuro previdenziale individuale reggersi unicamente sui versamenti soggettivi.
Nel contempo, le generazioni più anziane e fortunate sono toccate solo marginalmente dalla riforma e con sacrifici non commensurabili a quelli richiesti ai giovani. Inoltre, all'interno delle stesse coorti di giovani si vengono a creare differenze anche marcate.
Occorre tenere presente che gli iscritti con un'anzianità inferiore ai 15 anni avranno una pensione, calcolata prevalentemente con il sistema contributivo, alimentato unicamente dai versamenti soggettivi ed una componente derivante dal maturato al 31 dicembre 2003, con il sistema retributivo, che sarà inevitabilmente modesto, se non irrisorio.
I grafici sui tassi di sostituzione elaborati dal Prof. Angrisani sono quanto mai indicativi.
Per perseguire gli obiettivi indicati ci sembra necessario operare per ridurre complessivamente il debito derivante dagli oneri per la cristallizzazione e quindi rivedere i trattamenti pensionistici futuri.
In particolare, deve essere rafforzato il contributo solidarietà rispetto a quanto per ora proposto, poiché rappresenta l'unico contributo effettivamente richiesto agli attuali pensionati, anche intervenendo sul primo scaglione di pensione.
Necessario è rivedere il periodo di riferimento per il calcolo del reddito medio professionale. Pur apprezzando la proposta del consiglio di amministrazione, riteniamo che soltanto dopo il 2007 il numero di anni preso a base per il calcolo della pensione inizi a dare risultati concreti, seppure ancora insufficienti, in termini d'equità.
Occorre modificare la gradualità dell'innalzamento proposto, tenendo conto che i primi ad uscire dal sistema sono proprio coloro che avranno vantaggi maggiori dal sistema retributivo.
Pur considerando i vincoli normativi in essere, è possibile ottenere una maggiore incisività, riducendo l'entità del debito complessivo.
E' bene precisare che risorse eventualmente risparmiate potranno essere destinate a rinforzare le future pensioni delle generazioni intermedie, così da garantire un trattamento pensionistico decoroso a tutti!
A questo proposito proponiamo di rivedere anche il meccanismo dello scivolo.
Una prima alternativa può consistere nell'ampliare il numero di soggetti che vedono accreditato una quota parte del contributo integrativo, magari accorpando più annualità con lo stesso coefficiente di retrocessione.
Una seconda ipotesi potrebbe consistere nel contribuire tutti con l'intero integrativo al sistema per un primo periodo e prevedere da una certa data la retrocessione di una quota parte agli iscritti. La retrocessione deve essere inversamente proporzionale all'anzianità di iscrizione e deve coinvolgere, perlomeno, coloro che hanno meno di 10 - 12 anni d'iscrizione.
Riteniamo inoltre che l'istituto della pensione di anzianità faccia parte di quello strumentario frutto di un vecchio modo di concepire la previdenza, che ha creato gli attuali pesanti disagi.
Se per la nostra Cassa fino ad oggi tale istituto non è stato un problema, domani potrebbe diventarlo, vista l'abissale differenza di rendimento tra il vecchio e il nuovo sistema per le generazioni prossime alla pensione, che hanno già maturato una consistente e generosa quota parte di pensione con il sistema retributivo.
La riforma si articola su più variabili, ognuna delle quali comporta determinati effetti sull'equilibrio economico-patrimoniale di lungo periodo, e codesto Consiglio possiede gli strumenti idonei a calcolare l'effettivo impatto di ogni singola variazione, pertanto sarà compito degli organi della Cassa verificare l'impatto sulla sostenibilità della riforma.
Concludiamo ritenendo che rafforzando il nuovo sistema contributivo, riversando in esso una parte più consistente del contributo integrativo per renderlo economicamente conveniente, si possa evitare che in futuro vi siano tentazioni di fuga, che genererebbero pesanti effetti sulla capacità del sistema di attrarre imponibili e con essi contributo integrativo.
Rafforzare il contributivo è, quindi, un elemento di equità e solidarietà, ma anche un'ulteriore garanzia per la sostenibilità del sistema complessivo.
Confermiamo ampia disponibilità al dialogo costruttivo, in vista di una riforma necessaria ed indifferibile, ma che per poter essere accettata deve avere connotazioni essenziali di equità e solidarietà.


UNGDC

MERCOLEDÌ 15 OTTOBRE 2003 - 11:44:42
In questa sezione:
Genova, 26 novembre 2004.
15 Novembre 2004 - 14:54
Elaborato dalla Commissione UNGDC sulle Problematiche Previdenziali.
30 Luglio 2004 - 17:41
Richiesta la disponibilità di nuovi componenti.
28 Luglio 2004 - 11:45
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02 Marzo 2004 - 10:32
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