"Il Puffo Commercialista"
La risposta indignata dell'UNGDC all'articolo pubblicato su "Il Sole 24 Ore" del 9 febbraio 2005.
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Il comunicato stampa dell'UNGDC
Egregio Signore
Dott. Ferruccio De Bortoli
Direttore de IL SOLE 24 ORE
Egregio Direttore,
ho letto con sorpresa, e non ho trovato divertente, l'articolo di Alessandro De Nicola intitolato "Pericolo di riserve in eccesso".
Spiace osservare come una autorevole testata, considerata altrimenti come sicura ed affidabile fonte, si sia prestata oramai da troppo tempo a fungere da strumento acritico nella battaglia che il proprio editore ha intrapreso nei confronti dei liberi professionisti; per mere questioni di bottega, avrei detto, se non avessi apprezzato negli anni la Sua persona e la Sua rigorosa indipendenza, peraltro ricordata anche nell'articolo con il quale si presentava ai lettori del Sole 24 ore.
Gli esempi citati sono facilmente confutabili: se l'articolista si fosse informato appena un pò sulla normativa vigente, non sarebbe incorso in tali macroscopiche imprecisioni
Ma qui non sono a contestare la foga metaforica e l'ansia di compiacere; qui voglio solo evidenziare come esista una famiglia numerosa di giovani commercialisti che con senso di dedizione e responsabilità, ogni giorno, accetta la sfida della competitività, ciascuno nel proprio settore e tra le mura del proprio studio.
I giovani che hanno iniziato o stanno per iniziare l'attività professionale non fondano la sostenibilità del proprio futuro su esclusive e riserve.
Lo fondano piuttosto su consapevolezza, competenza e deontologia.
Consapevolezza dello scenario economico sempre più difficile nel quale tutti ci muoviamo.
Competenza, con un continuo investimento in formazione e tecnologie, che consenta di erogare il miglior servizio possibile a chi, con i nostri consigli, intende crescere o, a volte, solo sopravvivere.
Deontologia, perché niente può essere fatto senza regole; non crediamo al far west. Siamo piuttosto dell'idea che l'attività debba essere svolta da chi condivida principi di comportamento e corrette modalità di azione.
Se di riserve si è parlato, lo si è fatto solo al fine di regolare quanto sino ad oggi è stato, forse volutamente, lasciato al caso: non di rado con danni per l'economia ed il sistema sociale ove si calavano tali "libertà".
Certo che vorrà dare adeguato riscontro, se non a questa mia, all'argomento più generale dell'apporto delle professioni, e delle nuove generazioni in particolare, al sistema economico, colgo l'occasione per augurarLe un proficuo lavoro per il giornale che, ogni giorno, centomila tra dottori e ragionieri, hanno sulla propria scrivania…
Marco Piemonte
Presidente UNGDC
10.02.2005
Scrivo alla Redazione come giovane dottore commercialista, lettore da sempre de Il Sole 24 Ore, allibito, indignato e profondamente offeso per l'articolo di Alessandro De Nicola. "Pericolo di riserve in eccesso".
Ferma restando la libertà di opinione e la libertà di stampa, siamo qui di fronte ad una gratuita presa di posizione che va ad affiancare alla carnevalesca battuta dei puffi, (fra l'altro in tempo di quaresima), degli argomenti seri che il nostro autore affronta con estrema superficialità.
Occorre precisare che la nostra categoria non gode di esclusive, mentre altre ne godono da tempo immemore e per attività non meritevoli di tutela pubblica o che hanno perso tale esigenza (cessioni di automobili, cessioni ed affitti di azienda, vendita di prodotti medicamentosi cosiddetti "da banco" e via dicendo).
La richiesta di riserve e di una preparazione professionale garantita da appositi Ordini e da appositi Esami di Stato è veramente a tutela della fede pubblica per evitare che i consumatori possano essere travolti da pseudo professionisti non preparati e non coperti da idonee compagnie assicurative.
La nostra professione è cresciuta negli ultimi 50 anni grazie all'impegno di tanti colleghi i quali hanno accompagnato le riforme fiscali, societarie, contabili, a contrasto del riciclaggio ecc., con grande spirito di collaborazione anche andando a sopperire alle carenze dell'Amministrazione Finanziaria attraverso le strutture informatiche da noi stessi finanziate per raggiungere il successo degli invii telematici.
Ma probabilmente queste cose il nostro autore non le conosce e crede che la nostra sia una professione antica, arroccata a tutele medioevali (magari come i notai) oppure corporative (come i farmacisti) e confonde il liberismo con il far west. Forse non sa che gli avvocati cassazionisti si occupano principalmente di procedura e che i ricorsi in tema tributario devono farseli scrivere dai commercialisti, o che i grandi manager forse sono afflitti da problemi non indifferenti di conflitto di interessi tali da convenire che le procedure fallimentari siano gestite da studi di professionisti indipendenti.
Per Il Sole 24 Ore: se c'era un modo per rovinare la festa dell'unificazione di due categorie professionali che hanno contribuito molto alla crescita di questo Paese oltre che alla crescita dei fatturati di codesto giornale e della sue iniziative editoriali, Voi l'avete sicuramente trovato.
Con grande tristezza,
Massimo Masoni
Santa Croce sull'Arno (Pi)
10.02.2005
La risposta dell'Avv. A. De Nicola:
Egregio dottore,
mi dispiace averLe provocato tutti questi sentimenti negativi.
Conosco molto bene la sua professione, anzi direi che la sua è la categoria professionale con cui ho più spesso a che fare. Così come conosco bene la situazione comparata degli altri paesi rispetto alle esclusive riservate alle diverse professioni nonchè gli studi delle Autorità antitrust al proposito e i documenti ufficiali del Consiglio nazionale dei Commercialisti: immagino che anche lei abbia studiato bene la questione e quindi non mi dilungo.
Il Sole conserva in archivio i miei articoli in cui mi dimostro contrario alle riserve anche per le altre categorie professionali; anzi per me gli Ordini professionali potrebbero essere tranquillamente aboliti. Non c'è ragione per la quale si debba obbligatoriamente ricorrere a dei professionisti come i commercialisti per le curatele fallimentari, meno che mai per le cause in Cassazione (Tremonti, Gallo, Uckmar, Maisto; Fantozzi, Falsitta, son tutti avvocati, no?).
Scegliere l'amministratore delegato di una società ha un impatto economico ben maggiore che fare una dichiarazione dei redditi e un critico d'arte può far acquistare quadri che valgono milioni di euro: eppure non c'è Ordine professionale.
Gli Albi potrebbero diventare associazioni profesionali volontarie che si guadagnano la loro reputazione sul campo, non per legge, garantendo la correttezza e la preparazione dei propri iscritti. Oggi i provvedimenti disciplinari che i vari ordini professionali prendono nei confronti degli aderenti sono in numero risibile. Attraverso riserve ed esclusive non si tratta di proteggere il consumatore, ma i professionisti. Se devo andare dal dentista mi accerto che abbia una laurea e che altri clienti parlino bene di lui, se sono scrupoloso mi faccio dare il CV e le sue esperienze professionali. Se il dentista è inglese (senza obblighi di iscrizione) va benissimo, non c'è bisogno che sia iscritto all'Ordine dei Medici italiano. Quanto al suo giudizio relativo alla mia superficialità, questo sì mi sembra gratuito, ma chi scrive in modo libero le proprie opinioni si accolla il rischio di dissensi poco cortesi e perciò non me la prendo.
Cordialmente
Alessandro De Nicola
14.02.2005
DA ZELIG AL SOLE
Ottime notizie per gli aspiranti comici che saranno scartati dal famoso cabaret televisivo: potranno avere un futuro assicurato come pubblicisti del Sole 24 Ore. Ne costituisce un fulgido esempio il Sig. Alessandro De Nicola, che, pur non facendo ridere nessuno e per questo allontanato dalla banda di Bisio & C., ritenendosi comunque molto spiritoso non trova niente di meglio che scrivere "articoli barzelletta" infiorettandoli con citazioni filosofiche rubate ai Baci Perugina.
Il tutto nell'ipocrita ed infido disegno di far passare, tra una puffata e l'altra, tesi care a facilmente immaginabili lobbies e altri gruppi di potere. Fin troppo facile raccogliere facili consensi sparando demagogicamente contro i "soliti" professionisti che pretendono riserve, accodandosi ai fautori del liberismo totale, in articoli di poche battute. Il Puffo Cacciatore di streghe, Sig. De Nicola, non conosce, o finge di non sapere, e comunque non intende spiegarlo al lettore, quale sia la differenza tra chi opera nel rispetto di regole deontologiche professionali e chi persegue unicamente la strada del massimo profitto. Dica il Sig. De Nicola se preferirebbe affidare una delicata causa legale ad una società di servizi multinazionale piuttosto che ad un avvocato ovvero se si vedrebbe, quale piccolo creditore di una società fallita, meglio tutelato da un istituto bancario piuttosto che da un Puffo commercialista. E non venga a parlare, il Puffo De Nicola, di mele marce: per fortuna il
commercialista che scappa con i soldi dei clienti e l'avvocato che "si vende" alla controparte destano ancora scalpore e vengono condannati alla pubblica gogna; non altrettanto si può dire per le imprese che, perseguendo il massimo profitto, calpestano qualsiasi codice etico, morale e deontologico.
Fabio Enrico Pessina - Puffo Commercialista
11.02.2005
In evidente crisi d'infantilismo ma, a differenza dei bambini, senza far ridere nessuno, il Sig. De Nicola non ha trovato di meglio che rievocare i puffi per denigrare un'intera categoria con tesi false ed ipocrite. Si critica la richiesta di riserve, peraltro modeste ed in coabitazione con altri professionisti, su materie dove la tutela della fede pubblica è fondamentale, come recenti episodi ci rammentano, da parte di una categoria che le competenze dimostra quotidianamente di averle e ci si dimentica di quelle che altri hanno da decenni, godendo immotivatamente di rendite di posizione. Sig. De Nicola, si preoccupa che la presenza di un Dottore Commercialista in Cassazione sulle controversie tributarie sia solo foriera di maggiori costi per il contribuente, già ben tutelato dal suo legale? Bene, tralasciamo pure la veridicità della sua affermazione, le specificità del contenzioso tributario sono tali da aver portato alla creazione di una sezione apposita della Corte di
Cassazione, chissà perché i difensori abilitati non debbano essere altrettanto specializzati, ma cosa ci dice della necessità di un avvocato anche per le separazioni consensuali, tanto per fare un esempio?
E che dire delle bolle speculative della new economy dietro cui stavano le valutazioni delle grandi banche d'affari? O dei titoli spazzatura finiti nei portafogli degli ignari clienti degli istituti di credito? Ed a tutela dei creditori delle procedure concorsuali vogliamo veramente mettere i manager delle grandi aziende solo perché sono tali? Magari, che ne so, qualcuno di Parmalat o di Cirio?
Stupisce e rattrista che una testata come Il Sole 24 Ore si sia abbassata ad ospitare un articolo a tal punto diffamatorio e privo di contenuti; si direbbe la dimostrazione che la battaglia condotta ormai da anni contro le libere professioni non ha argomenti di maggior pregio da portare all'attenzione dell'opinione pubblica.
Stefano Leoni - Dottore Commercialista
11.02.2005
E' chiaro che un articolo del genere si commenta da se'; su Il Sole 24 Ore di oggi sono abbondate le posizioni di Ordini e Associazioni della nostra categoria contro l'articolo in esame.
Forse scopo dell'autore era suscitare un vespaio; tuttavia non si può ignorare il fatto che un articolo del genere emerga dopo la fusione tra Ordine dei Dottori Commercialisti e Collegio dei Ragionieri.
La speranza di ottenere un "contentino" dal Governo dopo il "matrimonio" tra le categorie, magari non anelato proprio da tutti i colleghi, sembra un po' velleitaria.
Spero che almeno l'Unione Nazionale, in rappresentanza di tutti gli iscritti, esprima un netto e pubblico dissenso sulla posizione, decisamente ottusa, dell'autore dell'articolo.
Tuttavia spero anche che la si finisca con l'abuso di promesse: sullo stesso quotidiano, ad esempio, mentre si ventilava l'ipotesi di riserve sulle procedure concorsuali, nelle righe dedicate alla riforma del diritto fallimentare si scriveva l'esatto opposto, essendo stata proposta l'ipotesi di far svolgere l'incarico di curatore, commissario o liquidatore a manager non iscritti ad alcun Ordine professionale.
Inoltre il patrocinio in Cassazione mi sembra francamente un po' ridicolo; già non tutti gli avvocati dispongono di questa possibilità, figurarsi un dottore commercialista che non ha sostenuto l'esame di procedura civile e neppure ha svolto la pratica necessaria. Non vorrei che, all'incontrario, si verificasse la situazione paradossale e quasi un po' risibile che si palesò quando il Prof. De Mita cominciò a sostenere la parità di funzioni tra dottori commercialisti ed avvocati poichè questi ultimi avevano svolto l'esame universitario di diritto tributario (e se tra gli esami complementari durante il corso di laurea in economia io avessi sostenuto l'esame di diritto canonico, potrei patrocinare avanti alla Sacra Rota.???). La Corte di Cassazione decide sulla legittimità non sul merito; vuol dire che continueremo ad aiutare l'avvocato cassazionista nella parte del ricorso strettamente inerente al diritto tributario.
Resta comunque il fatto che il Sig. Alessandro De Nicola guarda troppa televisione...
Domenico Calvelli - Presidente UGDC Biella
11.02.2005
Forse un motivo a tanta acrimonia e risentimento c'è: niente niente il signor Alessandro De Nicola ha invano tentato l'abilitazione come Dottore Commercialista e non riuscendovi, si sia poi rassegnato a scrivere articoli dalla ridondante sintassi in qualità di … giornalista … ma non sono iscritti a un albo anche loro??!!!
Come si fa ad attaccare in maniera così bieca e dissennata una categoria, la categoria, che più di tutte ha saputo stare vicina alla classe imprenditoriale italiana in anni difficili e di grande cambiamento come gli ultimi vissuti.
Ma se il signor Alessandro De Nicola è così arrabbiato con noi puffi una spiegazione, una sola, c'è: lui in realtà è GARGAMELLA.
Pasquale Intranò - Dottore Commercialista in Bari
11.02.2005
Caro Direttore de "Il Sole 24 ore",
chi Le scrive è un modesto commercialista del profondo Sud, lettore da sempre del suo prestigioso ed autorevole quotidiano.
Leggo, con vivo piacere, l'articolo del suo personale filosofo, il Grande Alesandro De Nicola, prestigioso pensatore e scrittore di cose inerenti il mondo della professione.
Finalmente, il Grande pensatore, ha aperto un dibattito serio e costruttivo su questioni, fino ad oggi, considerate ridicole e senza alcuna importanza, quali appunto quelle del "Pericolo di riserve in eccesso" per 'sti puffi di commercialisti. SI. Perchè di puffi si tratta.
Ha ragione, il Grande Filosofo, quando afferma che 'sti commercialisti, facendosi scudo dell'interesse pubblico, hanno dai tempi antichi, goduto di innumerevoli esclusive, per attività non meritevoli di alcuna tutela pubblica (i bilanci, ad esempio, sebbene non ci sia una norma che vincola la redazione esclusivamente a loro, vengono per forza di qualche "potere superiore" affidati sempre e comunque a loro con la scusa che questi ci sanno fare con i conticini).
E che dire, come fà giustamente notare il nostro Grande Filosofo, dell'incarico di curatore fallimentare o di commissario straordinario che è sempre, e non si capisce il perchè, preso di mira da 'sti commercialisti. Questi, con la scusa di una preparazione professionale, garantita da appena qualche anno di studio e da fantomatici esami di stato, difendono, a loro dire, quei soggetti ignoranti in materia, che vengono troppo spesso definiti genericamente come "contribuenti".
Ma, e lo sappiamo tutti, caro Direttore, che di fronte ad una Pubblica Amministrazione, così solerte e puntuale, non è possibile immaginare che 'sti commercialisti rappresentino veramente la tutela della fede pubblica, per evitare che i, spesso non meglio identificati, consumatori possano essere travolti da falsi crack finanziari, che sono magari solo una trovata pubblicitaria per l'azienda, coperta in ogni caso da solide ed idonee compagnie assicurative.
E che dire di 'sti commercialisti che perdono del tempo prezioso, da dedicare magari ad altre attività più meritevoli, anzicchè suggerire ai nostri governanti (che non ne avrebbero bisogno), riforme fiscali, societarie, contabili, solo per arricchirsi a danno dei clienti, che sono solo, diciamocelo apertamente, dei polli da spennare.
Ha ragione il nostro Grande quando afferma che non è legittimo "....che i manager che abbiano guidato la General Elettric non possano ricoprire incarichi di curatore o di commissario straordinario....". Sono, infatti, convinto anch'io che tali incarichi spettino anche a chi ha guidato una Fiat (Panda o Tipo che sia.....).
Tutte queste cose, il nostro Grande le sà. Siamo noi puffi commercialisti che non le vogliamo capire; svolgiamo una professione (?) antica, arroccata ancora a tutele medioevali e corporative. Prendiamo, invece, spunto dai notai, dai medici, dai farmacisti, dagli avvocati o magari dai manager pensatori.
Caro direttore, faccia sì che il nostro Grande le dica sempre forti queste cose e Lei gli stia sempre accanto nelle sue Grandi battaglie.
Solo così, forse, passerà anche Lei alla storia come il più Grande....direttore del Sole, di tutti i tempi.
Con grande devozione ed umiltà
Giuseppe Finocchiaro (Presidente dell'Unione Giovani Puffi Commercialisti di Catania)
14.02.2005
Propongo di istituire il "Gargamella day" in onore di Alessandro Di Nicola in occasione del suo fantastico articolo.
Molto appassionante la figura del puffo commercialista, ma se vuole una rappresentazione della realtà puffiana più esatta deve mettere che il commercialista è un apprendista puffo e che i veri puffi titolari sono i puffi architetti, i puffi geometri, i puffi geologi, i puffi avvocati e soprattutto il grande puffo nataio ognuno intoccabile nella grande città blu.
Il Di Nicola lo vedo così arcigno e così velatamente indignato contro tutti questi puffi che lo accumuno veramente al mago Gargamella la cua grande aspirazione non è rendere giustizia... ma acchiappare puffi. Invece di seguire i cartoni animati sarebbe preferibile essere propositivi per un miglior futuro signor... Di Nicola.
Fabio Capodicasa - Revisore Contabile
15.02.2005
Egregio dottor
Ferruccio De Bortoli
IL SOLE 24 ORE
Egregio Direttore,
Le scrivo in relazione all'articolo apparso sul Sole 24 di alcuni giorni fa, intitolato "Pericolo di riserve in eccesso", ad opera del signor Alessandro De Nicola.
Sono giovane, sono dottore commercialista e sono donna. Non sono dotata di grande capacità nello scrivere ed in aggiunta a ciò, nonostante la mia età (ho 32 anni) non ho neppure il tempo né la necessaria fantasia per poter argomentare adeguatamente con l'illustre vostro pubblicista. Perché sinceramente credo che si tratti solo di questo: una questione di tempo e di fantasia.
Tempo, di chi non ha niente di meglio da fare che diffamare una categoria di cui non conosce nulla, se non il nomen, spacciandola per una lobby tutta protesa ed impegnata a difendere i propri potentati.
Fantasia, quasi delirante, a tal punto da considerare i Puffi una "rappresentazione vivente" della Repubblica di Platone. Nel suo prossimo articolo forse ci scriverà che nello spot della Valle degli orti ha finalmente individuato la Pianura della Verità, citata sempre da Platone nel Fedro…
Caro direttore, non scrivo per polemizzare, ma la prego di portare al signor De Nicola un sentito Grazie da parte mia. Leggere il suo articolo mi ha fatto rammentare cose di fondamentale importanza: come dice Platone, la verità non si dà e non si ottiene in modo immediato, ma è frutto di un duro esercizio che ci permette di passare dalle apparenze al reale.
Dimenticare questi semplici principi ci abbruttisce e ci rende ridicoli, come ridicola è la sintesi della nostra attività professionale, descritta nel vostro articolo.
Non un accenno è stato fatto al percorso di studi che ogni commercialista conduce, al periodo di praticantato che dobbiamo effettuare per legge, all'esame di stato per ottenere l'abilitazione, agli obblighi formativi a cui siamo sottoposti, alla continua ed avvilente battaglia che dobbiamo combattere con popoli di abusivi che si buttano sul mercato, screditando il nostro operato per attirare clienti ed operando senza il minimo srupolo e senza deontologia professionale!
D'ora in poi cercherò di affrontare in modo più vigile e critico ogni passo pubblicato sulla vostra testata, perché ho capito quanto sia facile ammaliare i lettori con una deliziosa paginetta, infondendo in loro falsità e notizie imprecise, pilotando i loro giudizi e il loro modo di pensare. Non voglio correre il rischio di essere abbindolata da un altro "De Nicola", su argomenti di diversa natura rispetto a quelli di cui mi occupo normalmente.
Forse, anziché disquisire sulle professioni altrui, qualcuno dovrebbe riflettere sulla professionalità propria…ma questo è solo il parere di una povera puffetta commercialista….
Bologna 15/2/05
Chiara Ruggeri - Dottore commercialista in Bologna
15.02.2005
Gentile collega,
in fondo il giornale non ha fatto altro che esprimere con chiarezza l'opinione che "molti soggetti" si sono fatti di noi.
Veniamo trattati da piccoletti da chi ci impone l'utilizzo persino eccessivo degli strumenti informatici e di programmi male o scarsamente assistiti per lo svolgimento della nostra professione.
Guai chi osa ribellarsi: fa la parte del collega poco aggiornato o svogliato o, peggio "incapace di stare al passo con i tempi".
Che dire poi delle centinaia di pagine di istruzioni delle dichiarazione dei redditi che ogni anno cambiano . Non è possibile che per due anni non vi siano modifiche o che esse siano limitate?
Il tempo che trascorriamo negli aggiornamenti non è occupato in un miglioramento ed approfondimento di tematiche che possono giovare ai nostri clienti ma ad una mera rincorsa delle modifiche fiscali.
Non è necessario che io prosegua nell'elenco.
Ci stupiamo dunque che ci trattino da puffi? Almeno i personaggi del fumetto sono uniti fra di loro e risolvono i loro problemi, non subiscono passivamente gli attacchi esterni.
Cordialità
Alessandra De Prezzo - Dottore Commercialista
15.02.2005
Egregio Direttore,
Dott. Ferruccio De Bortoli
E' con vivo rincrescimento, e, purtroppo, senza grande stupore, che mi trovo a leggere, dalle colonne del quotidiano da Lei diretto, il pezzo che così cortesemente il sig. De Nicola ha dedicato alla categoria alla quale appartengo, quella dei "Puffi Commercialisti".
Non mi stupisce infatti che in un Paese dove il Presidente del Consiglio dei Ministri gira con la bandana in testa, e si assenta, di tanto in tanto, per operazioni di ristrutturazione facciale, trovino spazio, anche sull'autorevole quotidiano da Lei diretto, espressioni di degrado professionale quale l'articolo al quale ci si riferisce.
Nell'associarmi, senza riserve, alle inconfutabili argomentazioni dei colleghi che mi hanno preceduto, mi permetto di aggiungere due sole, ulteriori considerazioni:
- anche i giornalisti possono essere, forse, considerati Puffi giornalisti? taluni certamente sì, a partire proprio dal signor De Nicola, al quale mi permetto umilmente di suggerire di guardare all'interno della Sua categoria, certamente non priva di esclusive e di privilegi, prima di paventare oscuri interessi corporativi negli altri; stia tranquillo il signor De Nicola, che se dalle pagine del Sole 24 Ore, un domani, non potesse più pubblicare i suoi "Pezzi" (che, come nel caso in esame, meriterebbero ben diversa denominazione) troverebbe certamente la porta aperta a un telegiornale nazionale condotto da un direttore compiacente.
- dalle pagine del quotidiano La Stampa di domenica 13 febbraio apprendo che il costo medio di tenuta di un conto corrente in Italia ammonta a euro 501 all'anno: dieci volte più che in Inghilterra (56 euro), cinque più che in Francia, Spagna e Germania (102-104 euro), e comunque oltre tre volte più che negli Stati Uniti (175 euro): il tutto sulla pelle degli (ignari, purtroppo sempre più spesso) risparmiatori? Non sarebbe opportuno che il Suo giornale, e magari il signor De Nicola, si dedicasse all'argomento? è così certo il signor De Nicola che i grandi manager Italiani (senza scomodare General Electric) siano tutti così bravi e preparati e attenti esclusivamente all'interesse collettivo?
Voglia gradire i miei più cordiali saluti.
Silvio Auxilia - Puffo, e Dottore Commercialista - Presidente UGDC di Savona.
16.02.2005
L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL'..........ISTRUZIONE
Eccoci finalmente arrivati,
l'Avv. Alessandro De Nicole "è giunto là dove nessun uomo era mai giunto prima"...(visto che siamo in tema di fantasie!) e, cioè, L'istruzione non serve perché tutte le attività possono essere svolte senza alcun obbligo di frequentare scuole od università, ovvero, superare esami di abilitazione professionale, anzi non tutte!.
Sembra assurdo ma, purtoppo, questa è la conclusione ultima cui giungerebbe il ragionamento di De Nicola.
Infatti, tutti i rilievi avanzati da De Nicola da un lato tendono a sminuire, anzi, ridicolizzare la funzione del commercialista, ma dall'altra evidenziano come egli ritenga, ora si corporativamente, che gli avvocati siano migliori dei commercialisti (tratto dalla risposta al Dott. Massimo Masoni: <<Tremonti, Gallo, Uckmar, Maisto; Fantozzi, Falsitta, son tutti avvocati, no?>>).
Lungi da me voler fare un'arida battaglia da scuola elementare sul: sono più bravi gli uni o gli altri, ma questa chiosa era necessaria per evidenziare alcuni aspetti del ragionamento.
La questione fondamentale è un'altra, il nostro sistema economico e professionale è strutturato in modo tale da liberalizzare sic et sempliciter le professioni?
A mio parere assolutamente no, e qui non si tratta di una battaglia corporativa perché la vera questione non è la liberalizzazione delle professione ed il dissolvimento delle barriere all'ingresso, ma far si che, per alcuni specifici ambiti, vi sia una garanzia di professionalità.
Sull'estensione di tali garanzie e sulla modalità per giungere alla tutela del bene comune è lecito discuterne, ma certamente non ridicolizzando categorie professionali che, se ci si pensa un po', contribuiscono a permettere allo Stato di incassare imposte, tasse contributi ecc. per molti miliardi di euro l'anno tramite la redazione di quelle stupidaggini chiamate dichiarazioni dei redditi e bilanci.
Speravo di non dover sentire mai la necessità di scrivere queste parole. Ma tant'è.
Cordialmene
Agostino Barbati
Avezzano (AQ)
19.02.2005
Basta lamentele!
E' ora di passare all'attacco.
Mi sta benissimo che non ci vengano attribuite nè esclusive nè attività riservate, tanto non le abbiamo mai avute.
La liberalizzazione, però non deve essere a senso unico.
Perchè mai tanti nostri colleghi che, lavorando per le sezioni fallimentari, hanno acquisito esperienza nei trasferimenti immobiliari non possono svolgere le funzioni di notaio delegato nelle esecuzioni immobiliari? O, addirittura, non possono rogitare compravendite immobiliari dei loro clienti?
Perchè un cittadino deve essere libero di farsi assistere nella stesura del bilancio da una società di revisione, da un CAF, da un maestro elementare o da un maresciallo in pensione, da un'agenzia di pratiche auto, da un amministratore di condominio, ma, se ha bisogno di un recupero crediti o ha una lite col vicino per la costruzione della cuccia del cane deve rivolgersi ad un avvocato? Forse il diritto alla difesa (della cuccia del cane) è tutelato dalla Costituzione in maniera più forte della fede pubblica in materia economica e finanziaria?
Dobbiamo finirla di difendere le esclusive che non abbiamo! anche se ciò comportasse la perdita di valore legale della laurea e la trasformazione degli Ordini in associazioni.
Prima o poi ci arriveremo comunque.
Se saremo in grado di gestire il cambiamento e di esserne parte attiva potremo sederci al tavolo dei vincitori, altrimenti continueremo a subire le scelte di quelli che sanno muoversi meglio di noi.
Cordiali saluti a tutti.
Luigi Calderara (Ordine di Brescia)
19.02.2005
Dopo aver letto quell'articolo sono rimasto veramente allibito.
Come può un Direttore tanto competente e stimato da tutti come De Bortoli consentire la pubblicazione di un articolo del genere?
Come può un articolista che scrive su un giornale economico-finanziario tra i più prestigiosi del mondo affrontare con una banalità tanto disarmante un argomento così delicato come quello delle competenze professionali? Conosce quell'articolista la giungla nella quale i Dottori Commercialisti sono costretti a lavorare quotidianamente, tra centinaia di abusivi che si spacciano per commercialisti ma che tali non sono? Conosce quell'articolista le esclusive di cui godono altre categorie professionali, ed in caso affermativo, potrebbe spiegare il suo silenzio a riguardo? Infine sa quell'articolista che la categoria professionale, che egli ha scherzosamente deriso, contribuisce non poco alla tiratura del giornale per cui egli ha la fortuna di scrivere? Auspico che il Direttore De Bortoli presti in seguito maggiore attenzione agli articoli dei suoi collaboratori prima darne diffusione.
Cordialmente
Claudio Del Moro, Dottore Commercialista
21.02.2005
Care Amiche e Amici, nonché Colleghe e Colleghi,
anche se con giustificato ritardo vorrei dare il mio piccolo contributo alla discussione animata che si è accesa dopo che il nostro caro " Avvocato " ha messo il dito nella piaga che avremmo dovuto curare da soli e da tempo.
Comincerei con il puntualizzare quale funzione ha la nostra professione ed il nostro lavoro nello sviluppo economico e sociale del paese.
Devo fare alcune considerazioni preliminari che potrebbero tediare i lettori ma che contribuiranno a fornire una visione globale del nostro universo.
Noi, dottori commercialisti, siamo stati e siamo il pensiero economico della società non tanto perché abili fiscalisti, ma perché studiosi della materia e cultori dei rapporti umani legati agli accadimenti economici nei vari focolai commerciali ed industriali dei nostri territori.
Siamo coloro che si preoccupano di trovare le soluzioni giuste per lo sviluppo delle varie iniziative economiche; siamo coloro che si preoccupano di razionalizzare i costi quando questi sono elevati ed irrazionali per l'ottenimento del profitto; siamo coloro che dispongono delle conoscenze dei vari mezzi finanziari necessari a sostenere le aziende nello sviluppo; siamo coloro che studiano possibilità di controllo dei vari processi di produzione correlati all' amministrazione delle risorse; siamo coloro che prendono a cuore le sorti dell'imprenditore sventurato guidandolo nelle difficili operazioni di salvataggio aziendale; siamo coloro che epurano la società da quelle situazioni patologiche tipiche degli imprenditori insolventi per incapacità proprie o per dolosa ed incosciente gestione delle risorse per fini esclusivamente personali.
Questa è solo una elencazione semplicistica e nient'affatto esaustiva di quello che facciamo per la società, ma in cambio nulla ci è riconosciuto, neanche la gratitudine!
E con quali mezzi svolgiamo il nostro compito?
Lo Stato cerca formule di risparmio della spesa pubblica addossandoci incombenze gravose e costose che ci obbligano a continui salassi per aggiornare il nostro parco macchine. Ogni anno occorrono computers nuovi, più potenti e tecnologicamente aggiornati per stare dietro alle diavolerie degli invii telematici che sì danno vantaggi organizzativi allo stato ma creano indubbi costi occulti, tasse indirette, che solo noi commercialisti dobbiamo sostenere.
Allorquando vengono posti in essere nuovi adempimenti, tipo le presentazioni degli F24 presso gli Istituti di Credito, questi vengono regolarmente valutate dagli Enti e nel rispetto delle parti gli si riconosce un corrispettivo per il servizio sociale svolto.
Ai dottori commercialisti, invece, tale valutazione genera solo " p r e r o g a t i v e " (???) e quindi, giustamente per loro, non possono dare anche vantaggi economici. I costi del personale e dei software si possono trascurare, tanto uno studio commerciale li deve avere comunque se vuole continuare ad esistere.
Pensate agli adempimenti connessi alla gestione del Registro delle Imprese: questi devono essere solo telematici e non più cartacei per cui, se lo standard delle dimensioni delle Studio è relativamente piccolo con pochi Personal Computers e con modesti programmi informatici, con linee telefoniche analogiche ed altro, non può accettare di svolgere il proprio compito ed è tagliato fuori dal mercato del lavoro, anche se ha studiato anni, svolto il tirocinio triennale e non percepito alcunché per tutto il periodo...
E noi, in quanto sindacato, cosa facciamo per l'intera categoria??? Ad oggi ancora non trovo un programma sviluppato dal Nazionale chiaro e trasparente, che mi rassicuri per il futuro della nostra professione e per il mantenimento della mia famiglia così come farebbe un buon padre di famiglia.
Il brutto è che non si hanno alternative valide per contrastare questa antipatica situazione perchè costituzionalmente non possediamo il riconoscimento della difesa della libertà dell'iniziativa economica di ogni cittadino italiano nel rispetto delle impostazioni sociali che nel corso del tempo, dal dopoguerra ad oggi, si sono affermate.
Ma davvero non si può sottolineare che il nostro servizio non genera diseconomie ma crea spazi per migliorare lo sviluppo o per attenuare i periodi di crisi?
Davvero non potremmo pensare che se l'Italia è andata avanti è anche un po' merito nostro, visto che gestiamo direttamente ed indirettamente milioni di piccole imprese, ditte individuali ed artigiani che sono la ricchezza, il patrimonio della nostra nazione?
Davvero siamo così inutili da spingere Confindustria a pensare che i nostri redditi derivanti dallo studio e dalla abnegazione per l'applicazione costante delle norme fiscali, sia una loro prerogativa tanto da sviluppare una corrente di pensiero che mira a tagliare detti costi oppure a ricondurla nelle loro tasche come rendite di capitale???
Possiamo e dobbiamo reagire, non siamo certo gli ultimi arrivati. Caldeggiamo gli animi degli iscritti e dei non iscritti affinché si alzi un vento che possa aiutarci nel difficile compito di esplicare alla gente che il nostro lavoro è difficile, impegnativo ma importante, necessario ed efficace nel creare scenari di sviluppo economico nel rispetto delle esigente di tutti, anche dei più piccoli, seppur nei disagiati territori in cui operiamo.
Al contrario non avremmo scusanti ed allora il pensiero è d'obbligo: e se fossimo davvero dei puffi???
Teodosio Prete - dottore commercialista in Brindisi
23.02.2005
L'articolo a firma Alessandro De Nicola del 9 febbraio u.s rappresenta l'ennesimo attacco alla nostra professione portato dal sole 24 ore.
Nel passato la nostra categoria è stata messa in "cattiva luce" agli occhi dei lettori del Sole 24 Ore già in almeno due occasioni: L'aumento delle tariffe (ancora in discussione) ed il costo dei condoni; senza poi considerare che ogniqualvolta si parli di antitrust, chissà perché, viene sempre fuori la categoria dei "servizi di consulenza alle imprese".
Dato che secondo l'esimio Avv. De Nicola siamo esperti in "conti e tasse" mi piacerebbe fare un conto "a braccio" dei ricavi che il Gruppo del "Sole 24 ore"introita attraverso i "Nuovi puffi" cioè i Dottori Commercialisti e Ragionieri Commercialisti:
Innanzitutto i numeri:
58.000 Dottori Commercialisti, 38.000 Ragionieri Commercialisti, e attualmente circa 60.000 Praticanti (già anche loro comprano il Sole 24 Ore);
Una stima prudenziale porta a calcolare in circa 60.000.000 di Euro i ricavi dalla vendita di quotidiani in edicola ed in abbonamento.
Se poi consideriamo altri prodotti editoriali, riviste, libri, banche dati, cd rom, software ecc.ecc si possono aggiungere altri 40.000.000 di euro di ricavi (ma sono sicuramente di più!);
Siamo arrivati a circa 100.000.000 di euro (si tratta sempre di circa 193 miliardi delle vecchie lire).
A questa cifra occorre ancora aggiungere gli introiti derivanti dalla vendita di spazi pubblicitari per comunicazioni pubblicitarie destinate alla nostra categoria.
Viste le cifre che la nostra categoria è in grado di muovere, non sarebbe il caso di esigere un po' più di rispetto?
Siamo in un libero mercato, sono quindi libero di decidere se acquistare un quotidiano diverso dal Sole 24 Ore, se abbonarmi ad una diversa banca dati o trovare una rivista in sostituzione della settimana fiscale o un manuale in sostituzione della Guida Pratica Fiscale, ecc.ecc.
Un cordiale saluto
Alessandro Lini - Dottore Commercialista in Castelfranco di Sotto (Pisa)
26.02.2005
Egregio Direttore,
Dott. Ferruccio De Bortoli
Gentili colleghi e colleghe
Vorrei anch'io commentare l'articolo di Alessandro De Nicola pubblicato il 9 febbraio. In effetti sembra di leggere l'articolo di un giornale satirico e non del Sole 24 ore. Ma quello che mi ha sorpreso è la leggerezza con cui vengono attribuite ai Dottori Commercialisti esclusive che non esistono.
Se il contribuente ha la struttura per redigere il bilancio e predisporre e inviare la dichiarazione dei redditi nessuno gli impone di consultare un Dottore Commercialista. Se le imprese decidono di rivolgersi ad un
Professionista (e mi si consenta di usare la lettera maiuscola per differenziarci dagli abusivi e dagli improvvisati studi di consulenza) la ragione è che il servizio che i Dottori Commercialisti offrono è apprezzato e tenuto in alta considerazione. La volgare ironia dell'articolo la rispediamo al mittente. Non mi sembra che i Dottori Commercialisti siano impegnati a costruire corporazioni medioevali o monopoli. Le gravose incombenze che l'amministrazione pubblica ci ha trasferito con gli invii telematici (di dichiarazioni, di pratiche camerali, di comunicazioni annuali IVA, di comunicazioni INTRA, di comunicazioni all'Agenzia della Entrate) quelle si che sono un'esclusiva! Se guardiamo alle esclusive degli altri Ordini ci rendiamo conto che ci sono delle categorie tutelate come delle caste. E l'autore (che essendo avvocato conosce bene le sue esclusive) ben dovrebbe rendersi conto che la Professione di Dottore Commercialista è costituita quasi unicamente da attività in regime di
piena concorrenza. Non si possono criticare per partito preso le richieste di chi, oltre ad aver studiato per conseguire la laurea, ha continuato a studiare ed ha
svolto tre anni di tirocinio, ed infine ha superato l'Esame di Stato, e continua a studiare ed aggiornarsi quotidianamente (e nel nostro campo le novità sono all'ordine del giorno, prova ne è proprio il Sole 24 ore). Invito l'Avv. Alessandro De Nicola a riflettere sul fatto che mentre lui Avvocato non deve reoccuparsi di abusivi esperti di diritto che si improvvisano patrocinanti in Tribunale, noi Dottori Commercialisti siamo costretti a convivere con: Revisori che hanno solo il diploma o addirittura la licenza media eppure sono iscritti nell'Elenco del Ministero di Giustizia per aver fatto tanti anni fa il revisore di cooperative; Tributaristi che hanno l'iscrizione alla Camera di Commercio e nessuna qualifica e professionalità; diplomati e laureati in discipline economiche che non hanno superato alcun esame e che aprono studi di consulenza contabile, fiscale e tributaria; CAF (quelli si che hanno l'esclusiva per i 730 e fanno barricate per impedire che venga spezzato il monopolio) dove
qualunque impiegato può fare dichiarazioni fiscali tanto la responsabilità è del CAF.
Spero che il giornalista avvocato faccia maggior attenzione a quello che
scrive, perchè la simpatia che tutti abbiamo per i Puffi non è la stessa che
abbiamo per chi ci offende.
Antonello Fiori - Dottore Commercialista - Sassari
Componente della Commisione di Studio UGDC di Sassari
27.02.2005
Egregi colleghi "puffi", ma vi meravigliate così tanto che tale De Nicola (a proposito parodia per parodia ....posso chiamarlo Alvaro Vitali???) non abbia avuto la possibilità o forse l'incarico di scrivere quell'articolo sul famoso quotidiano economico rosa il cui editore si identifica con la grande industria?
E' la frenesia di questi giorni di far passare nel decreto sulla competitività le famose "agenzie per le imprese", così tanto care al citato editore, non vi dice niente?
La nostra categoria di eccellenti professionisti e liberi pensatori non è stata mai molto ben vista, poichè presta in maniera pregnante la consulenza nelle piccole e medie imprese, vero motore dell'economia italiana, che non fanno ricorso a tutti gli strumenti di assistenzialismo e di facilitazione al credito di cui la grande impresa fa incetta.
Forse mister De Nicola non intende quale formazione di studi, di praticantato, di grande gavetta e sacrificio, debba essere seguito per diventare puffo commercialista con il sostenimento di un vero esame di abilitazione, con la presenza di Ordini che effettivamente vigilano i propri iscritti a tutela dell'utenza e dell'eccellenza delle prestazioni e non si chiudono a riccio per difendere i propri iscritti come in tutti gli altri casi.
E' superfluo che continui, sappiamo tutti il lungo cammino che ci ha portato a diventare Dottori Commercialisti!
Comunque non voglio fare la parte del puffo-veggente, ma io questo disegno preordinato di delegittimazione da parte delle grandi organizzazioni imprenditoriali nei nostri riguardi l'avevo individuato da tempo, tant'è che da dieci anni, di quotidiano color rosa....compro solo quello sportivo!!!!!
Pippo Senerchia - Dottore Commercialista Puffo
Ordine di Foggia
peso cento chili x 186 cm di altezza.....posso definirmi big puffo???
09.03.2005
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